M. Foucault – Sorvegliare e punire

Edizioni Einaudi

2005

pagine 340

Traduzione di Alcesti Tarchetti

Foucault ricostruisce l’evolversi dell’«ortopedia sociale», che ha portato alla nascita della prigione.

«Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto, tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell’esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina. Il xviii secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi».

Un commento di Gherardo Colombo

Il libro, fondamentale sull’argomento, tratta la tematica della punizione approcciandola dal punto di vista storico.

Il testo si occupa delle questioni essenziali riguardanti le conseguenze della trasgressione.