Pietro Buffa – Prigioni

Amministrare la sofferenza

Edizioni Gruppo Abele

2013

pagine 296

«La giustizia sembra madre di due figli: l’uno legittimo, il processo, e l’altro illegittimo, il carcere. È orgogliosa del primo, concentrando su di esso ogni attenzione, esempio di sacralità e garantismo. Del secondo quasi si vergogna, tentando di nasconderlo, affinché lo si intraveda appena».
Nicolò Amato

Le prigioni italiane:
– l’Italia ha il primato europeo per il sovraffollamento nelle carceri. I detenuti sono più di 66.000. L’attuale capienza delle carceri è circa di 45.600 detenuti;
– Il 40% dei detenuti è in custodia preventiva
– nel 2011 ci sono stati  63 suicidi su 186 morti in carcere;
– i detenuti stranieri sono circa il 36%
– i detenuti maschi rappresentano il 95% dei detenuti italiani.

Il carcere vive un momento molto difficile, ma non è cosa nuova. È la sua stessa struttura che pone il problema se le difficoltà di gestione derivano dalle caratteristiche dei soggetti detenuti o, piuttosto, dalle caratteristiche proprie della struttura. Come è stato scritto, l’interrogativo è se le ricorrenti difficoltà siano date dalla “mele marce” o dai “cattivi cestini”. La domanda è, dunque: ci sono alternative alla attuale situazione di crisi gravissima? A interrogarsi sul punto è un operatore del settore, già direttore della Casa circondariale di Torino (una struttura con oltre 1.500 posti e presenze elevatissime di assuntori di stupefacenti e di migranti), che guida il lettore in un viaggio nel sistema carcerario italiano con le sue intrinseche complicazioni, rigidità (legislative e non) e contraddizioni. In conclusione si intravede un percorso di possibili aperture non solo sulla organizzazione del carcere ma anche su un altro sistema della punizione.