R. Escobar – La libertà negli occhi

Edizioni Il Mulino

2006

pagine 176

Qual è il ruolo politico dell’occhio? In una prospettiva forse ovvia, i pochi “tengono d’occhio” i molti e lo sguardo del potere appare totale. Al tempo stesso, però, orientando il proprio sguardo verso i pochi e verso il loro “splendore” – corti, palazzi, monumenti, riti, simboli, spettacoli -, i molti ne ricavano visioni del mondo e modelli di vita. Ma davvero si esaurisce in questo il senso politico del nostro guardare ed esser guardati? Davvero il nostro  “stare di fronte” è tutto dominato da un lato dalla sorveglianza occhiuta del potere, dall’altro dalla nostra propensione a farcene imporre legittimità, giustizia, modelli? Sulla scorta delle idee di Camus, Canetti e Simmel, delle creazioni letterarie di Greene, Pasolini e Karen Blixen, nonché delle suggestioni pittoriche di Bruegel e di quelle cinematografiche di Peter Weir, l’autore afferma, con grande passione civile, la volontà di vincere la disumanità dei tempi ritrovando proprio nell’occhio la promessa d’una libertà imprevista.

Un commento di Gherardo Colombo

Il testo offre importanti spunti di riflessione a proposito delle relazioni interpersonali.

L’autore dà importanza vitale ai concetti di “vedere” ed “essere visto”. Molte pagine sono dedicate alla teoria della sorveglianza, alla relazione tra controllante e controllato affinché il controllo sia effettivo.

Si tratta di uno scritto molto elaborato che richiede una grande attenzione da parte del lettore.

L’obiettivo che si pone l’autore è particolarmente attuale: individuare la strada per mantenere e costruire relazioni positive tra gli individui.