Il capitale umano di Paolo Virzì

Italia, 2014
110 min.

Trama: Un cameriere, mentre rientra a casa in bicicletta dopo lavoro, in una fredda notte invernale, viene investito e travolto da un Suv, che si dilegua nell’oscurità senza nemmeno fermarsi. Le ricerche del colpevole dell’incidente coinvolgeranno due famiglie, quella di Massimiliano, giovane e aitante rampollo di un magnate della finanza senza scrupoli, e quella di Serena, inquieta compagna di scuola e fidanzata di Massimiliano, figlia di un agente immobiliare arrivista e in cerca di una facile ascesa economica e sociale.

Dietro la facciata apparente di una storia d’indagine poliziesca, il film di Virzì ci presenta alcuni tipi umani caratteristici di una delle zone più ricche e produttive (economicamente parlando) d’Italia, la Brianza, alle porte di Milano. Il regista ci porta – seguendo i vari personaggi attraverso un originale e interessante montaggio della linea temporale del racconto – nella vita di due famiglie, alla scoperta degli aspetti più critici e complicati delle relazioni interne. Crisi economica e crisi dei rapporti personali sembrano procedere di pari passo, soprattutto quando l’incapacità di comunicare profondamente e affrontare i conflitti con coraggio – perché, in fondo, è sempre più facile e sbrigativo nascondere la polvere sotto il tappeto – sembra essere la nota dominante.
Il mondo in cui vive la famiglia di Giovanni Bernaschi, facoltoso affarista sempre in viaggio o in riunione, risulta davvero “fuori dal tempo”, isolato nel sontuoso lusso di una reggia in cima a una collina. Emblematica di questa condizione stridente, rispetto alle fatiche e alle possibilità quotidiane del resto della popolazione, è la moglie Carla, apatica e catatonica, che cerca di trovare una ragione alla sua esistenza attraverso il recupero di uno storico teatro, memore di una sua passione di gioventù, poi abbandonata.
In questa sagra del possesso materiale e dell’ostentazione degli status symbol (casa, auto, amicizie, stile di vita…) si inserisce come un avvoltoio Dino Ossola, piccolo imprenditore che tenta il salto di livello, sfruttando con opportunismo e cinismo tutte le occasioni che gli si presentano, e rischiando più di quanto può permettersi.
Parallelamente alla crisi degli adulti scorre la crisi degli adolescenti. Serena incontra Luca, ragazzo solitario e in cura dalla psicologa, con un passato sfortunato e animato da una profonda vena artistica e poetica. Scatta la scintilla e nasce una storia d’amore. Mentre Massimiliano, sempre sicuro di sé, abituato ad avere tutto e a sentirsi un vincente su ogni fronte, perché questi sono i valori inculcati dal padre, conosce il dolore dell’abbandono e della frantumazione dell’universo dorato in cui crede di vivere.
Le relazioni tra i giovani sono intense e complicate quanto quelle tra gli adulti, la passione dei sentimenti prevale sui calcoli della ragione, delle consuetudini e dei ruoli sociali. Ascoltare se stessi e il proprio cuore è la molla del cambiamento che porta a riconsiderare le proprie scelte e cercare la strada da percorrere. Il personaggio di Luca, lontano dalla mondanità e dalle sicurezze dell’appartenenza ai ceti più abbienti, rivela l’assoluta umanità di ogni vicenda personale, e di come si possa far fronte alle tante avversità della vita facendo leva sulle proprie risorse e sensibilità.
Altro dato interessante e stimolo di riflessione del film è lo sguardo sulle diverse configurazioni familiari, nel magma della società odierna: famiglie apparentemente “normali”, in cui i rapporti si sfilacciano e ognuno vive per se stesso, famiglie ricomposte che aprono le porte a nuove possibilità di convivenza, famiglie che non ci sono più e con cui i superstiti devono, volenti o nolenti, fare i conti. Emerge un quadro antropologico variopinto e articolato, fatto di miserie e di virtù, che determinano le sorti individuali e le relazioni interpersonali, a dimostrazione che non bisogna mai dare nulla per scontato e che al gioco dei “destini incrociati”, citando Italo Calvino, partecipiamo tutti ogni giorno.
Il racconto di Virzì assume complessivamente i toni di una tragicommedia che descrive, ai limiti della farsa, la decadenza e l’imbarbarimento largamente diffusi, che rischiano di ipotecare pesantemente il futuro delle giovani generazioni. Come sintetizza perfettamente una delle protagoniste, con un sarcastico sorriso sulle labbra: “Avete scommesso sulla rovina di questo Paese, e avete vinto”…

 

Recensione di Alessandro Cafieri tratte da “Conflitti – Rivista di ricerca e formazione psicopedagogica” (www.cppp.it/conflitti).