Il ragazzo con la bicicletta di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Belgio, Francia, Italia, 2011
87 min.

I fratelli Dardenne sono tra i più affermati e apprezzati cineasti europei, da sempre molto attenti a raccontare storie di persone in condizione di disagio (e conflitto), con rara sensibilità ed efficacia visiva.
Le pellicole dei due registi belgi, evidentemente ispirati dal cinema di matrice neorealista e dal documentario, si concentrano sulle persone in carne ed ossa, alle prese con i problemi della quotidianità e le conseguenze che le tante ingiustizie sociali hanno sull’esistenza degli individui, in particolare di chi si ritrova con meno mezzi materiali, risorse culturali e reti protettive a disposizione.
Dopo i giovani protagonisti di Rosetta e Il figlio, questa volta tocca a un “ragazzo selvaggio”, inserito in una comunità educativa, alle prese con la ricerca di un padre che fugge dalle proprie responsabilità (mentre della madre non vi sono tracce).
Cyril è un preadolescente arrabbiato e ostinato, che vuole a tutti i costi avere una famiglia, la sua famiglia, a partire da quel padre che lo ha abbandonato ai servizi sociali, e che, quando viene rintracciato, non ha il coraggio di dire in faccia al figlio quali sono le sue reali intenzioni. Siamo di fronte ad un adulto immaturo, che afferma di volersi rifare una vita, seppellendo il passato e tentando di cancellare quello che ritiene un peso troppo gravoso di cui farsi carico: un figlio da accudire e crescere.
In questo quadro si inserisce una figura materna che incappa nella vicenda esistenziale di Cyril per caso, ma che si lega al ragazzo fin da subito, mossa da affetto e umana compassione. Samantha, parrucchiera nubile e senza figli, riporta a Cyril, in comunità, la tanto agognata bicicletta che il padre, per racimolare qualche quattrino, aveva meschinamente venduto. Di fronte a questo gesto di attenzione nei suoi confronti, Cyril propone a Samantha di essere accolto in affido. La donna accetta, pur sapendo di aver davanti un ragazzo “difficile”, tormentato da una ferita ancora aperta. Ma è probabilmente la volontà di aiutare questa anima in pena a spingerla a buttarsi in questa sfida, che metterà a dura prova la sua tenuta in un ruolo genitoriale tutto da inventare.
Insieme rintracciano il padre di Cyril, che però oppone il suo rifiuto a riprendere con sé il figlio, tra l’altro tentando di ingannarlo ulteriormente. Sarà la fermezza della donna a richiamarlo al suo dovere di onestà e franchezza nei confronti del ragazzo.
E per Cyril, fare i conti con la dura realtà, sarà un tremendo colpo, che solo la vicinanza e il calore di Samantha sapranno attutire.
In questa nuova fase, Cyril, in precedenza sempre solitario e rissoso, cerca di farsi degli amici: si lascia così attrarre da un giovane delinquente del quartiere che lo fa entrare nelle sue grazie e lo convince, sfruttandone l’ingenuità e il bisogno di riconoscimento, a compiere una rapina studiata nei minimi dettagli.
Cyril tradisce la fiducia di Samantha e, dopo l’ennesima, drammatica fuga, commette il reato, ma non tutto va secondo i piani. Abbandonato dal capobanda, tenta maldestramente di recuperare la relazione con suo padre portandogli il frutto della rapina: ma sarà nuovamente respinto. A questo punto Cyril capisce che l’unica persona in grado di accoglierlo e dargli l’amore che cerca è Samantha, alla quale chiede scusa e la possibilità di continuare a vivere con lei.
La donna, nel momento più difficile della relazione con il ragazzo, decide di perdonarlo e rinnovargli una fiducia di chiaro tenore materno, a dimostrazione del ruolo ormai acquisito.
A questo punto della storia è interessante vedere anche un esempio di applicazione della mediazione penale riparativa, in cui l’autore del reato incontra la vittima e chiede scusa, oltre al risarcimento pecuniario. Si tratta di un’ulteriore lezione sulla necessità di ripristino delle relazioni all’interno della comunità, nel momento in cui un’offesa provoca una frattura sociale. Per quanto il finale della pellicola dimostri come non sia semplice fare i conti con il desiderio di vendetta…
Proprio per la travagliata vicenda narrata, il film ci sembra particolarmente adatto a riflettere, oltre che sulle responsabilità genitoriali e sull’importanza della famiglia nella crescita di bambini e ragazzi, sulle possibilità evolutive e di apprendimento insite in ogni percorso esistenziale, nel far fronte a ostacoli, incidenti ed errori. Del resto, è appunto l’imperfezione a renderci profondamente umani, sempre degni di una seconda possibilità.

 

Recensione di Alessandro Cafieri tratte da “Conflitti – Rivista di ricerca e formazione psicopedagogica” (www.cppp.it/conflitti).