L’ospite inatteso di Thomas McCarthy


USA 2007

104 minuti

“Il professor Vale, maturo docente di economia nel Connecticut […] è vedovo, solo, insegna cose che non lo interessano da un’eternità, insomma tira avanti. Finché una sera, tornando dopo anni nel suo pied-à-terre newyorkese, lo trova abitato da una giovane coppia di immigrati illegali, il siriano Tarek e la senegalese Zainab. Chiunque altro chiamerebbe la polizia. Il professor Vale è così educato che se qualcuno legge una lettera in sua presenza, si volta per non spiare le sue emozioni.
Così, anziché cacciarli, stringe con loro un’insolita quanto profonda amicizia. Che proseguirà anche quando Tarek, dopo avergli impartito i primi rudimenti di tamburo, finisce in un carcere per clandestini. Il resto conviene scoprirlo al cinema, ma se vedete un solo film americano in un anno questo potrebbe essere quello giusto. Mai visto in effetti gli Usa lacerati del dopo 11/9 rappresentati con tanta quieta drammaticità. Ogni gesto, ogni dettaglio, ogni parola detta o taciuta, urlata o bisbigliata, compone il quadro di un paese (e di un’anima) lacerata. Letteralmente incarnato dal prodigioso Jenkins, l’ingessato professor Vale, personaggio magnifico, porta su di sé tutto ciò che il resto del cinema Usa nega o rimuove. Lo strazio, il dolore, ma anche il desiderio e il piacere che può darci l’altro, il diverso. E la rabbia e l’infelicità che provoca la repressione. Tutto con un pugno di personaggi e di ambienti. Chapeau!” (Fabio Ferzetti, in Il Messaggero, 5 dicembre 2008).

“Alla sincerità che McCarthy sa unire a un talento di osservatore della realtà e direttore di attori, bisogna rispondere adeguatamente. Siamo di fronte, rara avis, a un bel film che fa del bene. Ti insegna ad accettare l’ «ospite inatteso» anche quando è profondamente diverso […] e non trascura di impartire un augurio esistenziale: possa il ritmo vitale dello jambè rimettere la tua anima in movimento facendo balenare due soldi di speranza” (Tullio Kezich, in Il Corriere della Sera, 5 dicembre 2008).