Pa-ra-da di Marco Pontecorvo


Italia 2008

100 minuti

“Sono andato a Bucarest. Ho girato la città, sono entrato anch’io nei tombini e sono sceso nel sottosuolo. E lì a contatto con questa realtà devastante ho deciso che avrei lottato fino all’ultimo per fare questo film. La loro storia è piena di umanità, è drammatica e allo stesso tempo fiabesca. Una cosa mi aveva colpito molto appena arrivato lì: questi ragazzi sono costantemente guardinghi, misurano sempre chi hanno davanti, come fosse comunque un avversario. Anche durante momenti di gioco hai l’impressione che la situazione si possa ribaltare in un attimo. Ma è difficile dire cosa ti colpisce di più in una situazione così drammatica, quando vedi ragazzini con la faccia da adulti completamente annebbiati dai fumi della colla o genitori-ragazzi che con i loro neonati vivono dentro un sotterraneo di pochi metri quadri” (note del regista Marco Pontecorvo).

“L’amicizia tra un giovane clown di strada franco-algerino e un gruppo di ragazzi romeni soli, meno che sedicenni, fuggiti di casa o dagli orfanotrofi, per il film di debutto di Marco Pontecorvo, direttore della fotografia, figlio di Gillo Pontecorvo. Non è il caso di temere pietismo o sentimentalismo: Pa-ra-da è sobrio e intenso, realistico, senza eccessi lacrimosi, ben fatto e commovente.
I bambini, detti boskettari, vivono alla stazione centrale di Bucarest, in sotterranei lerci; si mantengono con furti e prostituzione; si drogano con una speciale vernice o colla. Colpito al cuore da quel destino, il clown comincia a occuparsi di loro, vuole insegnare alla loro diffidenza un modo di vivere più umano, propone uno spettacolo, li istruisce nelle proprie arti circensi e clownesche. Ha successo. Alcuni si ribellano al suo fascino, qualcuno scompare, una bambina viene violata a morte, la polizia romena vuole rimpatriare il clown in Francia: ma i ragazzi cambiano. Se si pensa a film di analogo soggetto (Sciuscià di Vittorio De Sica, Scugnizzi di Nanni Loy, Noi ragazzi dello Zoo di Berlino di Uil Edel), Pa-ra-da, nome del gruppo circense formato dal clown nella realtà, con uno stile meno patetico e una recitazione più naturale dimostra come sarebbe possibile salvare quei bambini di strada odiati da tutti” (Lietta Tornabuoni, in La Stampa, 19 settembre 2008).