Stella di Sylvie Verheyde

Francia 2008

102 minuti


“Francia, 1977. Stella, una ragazzina dei quartieri operai, viene ammessa a frequentare il primo anno di una prestigiosa scuola media, dove si trova come un pesce fuor d’acqua finché non conosce Gladys, la prima della classe, amica per errore e per fortuna.
Prima che Gladys le offra le parole che le mancano, Stella è cresciuta con i testi del juke-box, per casa un rumoroso bar di periferia e per famiglia una schiera di disadattati e alcolisti; presenze fisse (habitués) ma non propriamente mature, tra le quali spicca l’angelo buono (a nulla) di Guillaume Depardieu.
Stella, della regista Sylvie Verheyde, è dunque il racconto di ciò che avviene quando una ragazzina spensierata e trascurata comincia a prendere coscienza che il suo mondo non è l’unico possibile, non è il migliore, forse non è nemmeno più quello che la fa felice. Nessuno, fino ad ora, le aveva mai insegnato l’ortografia, nessuno le aveva mai detto che esiste una scrittura “retta” dell’esistenza e che lei, se non si trova agli antipodi, di sicuro parte quanto meno “svantaggiata”. A noi spettatori, però, lo anticipa la macchina da presa, superandola regolarmente nella sua corsa verso casa, come a sottolineare il gap, la strada che le resta da fare” (Marianna Cappi).

“Stella, terzo film di Sylvie Verheyde, è un racconto quasi classico di formazione, che narra con semplicità e anche qualche difetto (ma averceli film così nel cinema nazionale) l’adolescenza sul confine dell’infanzia, la scoperta di orizzonti anche aspri, nei quali lo scintillio dei sogni di bimbi sembra perdere di luce. Parla di amicizia e di amore, di tenerezza e di complicità, del dolore che arriva quando una persona cara ti tradisce” (Cristina Piccino, Il Manifesto, 5 dicembre 2008).