The hurt locker di Kathryn Bigelow


USA 2008

131 minuti


“I 40 giorni al fronte, in Iraq, di una squadra di artificieri e sminatori dell’esercito statunitense, unità speciale con elevatissimo tasso di mortalità. Quando tutto quel che resta del suo predecessore finisce in una “cassetta del dolore”, pronta al rimpatrio, a capo della EOD (unità per la dismissione di esplosivi) arriva il biondo William James, un uomo che ha disinnescato un numero incredibile di bombe e sembra non conoscere la paura della morte. Uno che non conta i giorni, un volontario che ha scelto quel lavoro e da esso si è lasciato assorbire fino al punto di non ritorno […] Chi dice che l’autrice è una donna che fa film da uomini, infatti, non dice tutto. In The Hurt Locker c’è un unico personaggio femminile, che occupa un numero insignificante di fotogrammi e una sola battuta del dialogo, eppure ne intuiamo subito la libertà, compresa la libera scelta di essere fedele ad un uomo che non c’è e non glielo chiede. Lo stesso uomo che ci viene mostrato, al contrario, schiavo del pericolo, dell’emozione forte a tutti i costi, di quell’immenso contenitore di alibi che è la guerra. Perché, per dirla in perfetto stile hollywoodiano, morire è facile, è vivere che è difficile. E questo, impossibile negarlo, è un giudizio chiaro e tondo” (Marianna Cappi).

“Come Haggis e De Palma, allo stesso modo la regista californiana Kathrin Bigelow drammatizza la figura del soldato e il disorientamento progressivo vissuto dal soggetto: un sergente “in crisi di astinenza” e in debito di adrenalina che non riesce a rientrare nella società, nella quotidianità, nella vita di suo figlio e in quella di sua moglie. Sempre in bilico tra esibizione, esibizionismo e occultamento, l’artificiere volontario della Bigelow disinnesca ordigni in una Giordania mascherata da Iraq e contiene nel cuore l’esplosione di memorie, paure e ossessioni. The Hurt Locker è un altro film che prova a capire gli strange days dell’America attraverso un protagonista in piena crisi di identità e risolutamente coinvolto nel conflitto che si ritrova ad abitare, bomba dopo bomba fino al suo point break” (Marzia Gandolfi).