Carta dei diritti umani dell’Asia

CARTA DEI DIRITTI UMANI DELL’ASIA

LA NOSTRA UMANITà COMUNE

 

La Carta dei Diritti Umani dell’Asia fu adottata il 17 maggio 1998

in una conferenza speciale a Kwangju (Corea del Sud)

da più di 200 Organizzazioni non governative (ONG),

Organizzazioni popolari (OP) e attivisti dei diritti umani.

Tale documento non è quindi uno strumento legale, né ha valore normativo;

rappresenta, però, una importante dichiarazione di principi

da parte della società civile asiatica, con la quale si riconosce la necessità di un documento cui far riferimento per tutte le questioni inerenti il rispetto dei diritti umani

nell’intera regione dell’Asia-Pacifico.[1]

 

PREAMBOLO

Per lungo tempo, soprattutto durante il periodo coloniale, i popoli dell’Asia hanno subito gravi violazioni dei loro diritti e delle loro libertà. Oggi vasti gruppi in seno alle nostre popolazioni continuano ad essere sfruttati ed oppressi e molte delle nostre società sono lacerate dall’odio e dall’intolleranza. I popoli stanno rendendosi sempre più conto che la pace e la dignità sono possibili solo a fronte del riconoscimento e della tutela di diritti uguali ed inalienabili per tutte gli individui e i gruppi. Essi sono determinati a garantire pace e giustizia per sé stessi e per le generazioni future, lottando per i diritti umani e le libertà. A tal fine essi adottano la presente Carta, quale affermazione del desiderio e dell’aspirazione dei popoli dell’Asia di vivere in pace e nel rispetto della dignità.

 

QUADRO PRELIMINARE

1.1 La lotta dell’Asia per i diritti e le libertà ha radici storiche profonde, che risalgono alla lotta contro l’oppressione nella società civile e la sopraffazione politica durante il colonialismo e, successivamente, all’impegno per stabilire o ripristinare la democrazia. La riaffermazione dei diritti è oggi più che mai necessaria. L’Asia sta vivendo un’epoca di rapidi cambiamenti, che incidono sulle strutture sociali, le istituzioni politiche e l’economia. I valori tradizionali sono minacciati da nuove forme di sviluppo e tecnologie, come pure dalle autorità politiche e le organizzazioni economiche che gestiscono tali cambiamenti.

1.2 In particolare l’apertura dei mercati e la globalizzazione delle economie stanno modificando gli equilibri esistenti tra settore pubblico e privato, tra Stato e comunità internazionale, causando un peggioramento della condizione dei più poveri e delle persone più svantaggiate. Tali mutamenti minacciano molti aspetti fondanti dell’esistenza, per effetto di una tecnologia che tende a disumanizzare, dell’orientamento materialistico dei mercati e della distruzione delle comunità. Le persone hanno sempre meno il controllo della loro vita e dell’ambiente che le circonda e alcune comunità non sono protette nemmeno contro l’allontanamento dalle loro abitazioni e i territori in cui sono tradizionalmente vissute. Assistiamo ad uno sfruttamento di massa dei lavoratori, caratterizzato da remunerazioni spesso insufficienti anche solo a garantire il livello minimo di sussistenza e da bassi standard di sicurezza che mettono costantemente in pericolo la vita dei lavoratori. Persino i diritti e le normative più elementari in materia di lavoro sono di rado applicati.

1.3 Lo sviluppo dell’Asia è pieno di contraddizioni. Da una parte si assiste alla diffusione e all’aumento della povertà, in mezzo alla crescente agiatezza di alcune sezioni della popolazione; le condizioni di salute, nutrizione ed istruzione di vaste fasce della popolazione sono desolanti e contrarie alla dignità della vita umana. Al tempo stesso, ingenti risorse sono dissipate in armamenti, dei quali l’Asia è il primo acquirente tra tutte le regioni del mondo. I nostri Governi dichiarano di perseguire una politica di sviluppo volta ad incrementare i livelli di produzione e di benessere, ma le nostre risorse naturali vengono consumate in maniera del tutto irresponsabile e l’ambiente è così degradato che la qualità della vita è peggiorata a dismisura, anche per i più fortunati fra noi. La costruzione di campi da golf è considerata più importante dell’assistenza ai poveri e alle persone più svantaggiate.

1.4 Negli ultimi decenni le popolazioni asiatiche sono state afflitte da varie forme di conflitti e violenze, prodotti dall’ultranazionalismo, da ideologie perverse, da differenze etniche e da accessi di integralismo di tutte le religioni. La violenza proviene sia dallo Stato che da alcune fasce della società civile. Per vaste collettività, il grado di sicurezza della persona, della proprietà o della comunità è ben scarso; assistiamo a spostamenti di massa delle comunità e all’aumento del numero dei rifugiati.

1.5 I Governi si sono arrogati enormi poteri, adottando disposizioni di legge atte a sopprimere i diritti e le libertà degli individui e agendo in collusione con società e gruppi stranieri, con i quali fanno razzia delle risorse nazionali. La corruzione ed il nepotismo sono dilaganti e i detentori del potere – nei settori sia pubblico che privato – non rispondono quasi del loro operato. In diversi Paesi l’autoritarismo è stato elevato al rango di ideologia nazionale, privando i cittadini dei diritti e delle libertà, che vengono denunciati come idee straniere inadeguate alle tradizioni culturali e religiose asiatiche. Si assiste invece all’esortazione di ingannevoli teorie sui “Valori asiatici”, che mal celano il loro autoritarismo. Non a caso, tra tutte le principali regioni del mondo, l’Asia non dispone di una carta ufficiale o di accordi regionali di altro tipo per la tutela dei diritti e delle libertà.

1.6 In netto contrasto con l’inosservanza o il disprezzo a livello ufficiale dei diritti umani in diversi Paesi dell’Asia, tra i popoli del continente si registra un crescente grado di consapevolezza dell’importanza dei diritti e delle libertà; essi si rendono conto del legame esistente tra la loro povertà, l’impotenza politica e il mancato riconoscimento dei diritti e delle libertà sopra citati. Credono che i sistemi politici ed economici debbano operare nel quadro delle rispetto dei diritti umani e delle libertà, al fine di garantire giustizia economica, partecipazione e senso di responsabilità politica e pace sociale. Numerosi movimenti sociali hanno accettato di lottare per garantire alla popolazione il rispetto dei suoi diritti e libertà fondamentali.

1.7 Il nostro impegno nei confronti dei diritti non deriva da alcuna motivazione ideologica astratta. Riteniamo che il rispetto dei diritti umani costituisca il fondamento di una società giusta, umana e attenta ai bisogni della gente. Un regime dei diritti deve poggiare sulla convinzione che di fondo siamo tutti uguali e che abbiamo lo stesso diritto di vivere con dignità; è fondato sul nostro diritto a determinare il nostro destino attraverso la partecipazione ai processi decisionali e all’amministrazione; ci consente di sviluppare la nostra cultura e di goderne, e di dare espressioni ai nostri slanci artistici; rispetta la diversità; riconosce i nostri obblighi nei confronti delle generazioni future e dell’ambiente che erediteranno; stabilisce criteri per valutare le qualità e la legittimità delle nostre istituzioni e delle nostre politiche.

 

 

 

PRINCIPI GENERALI

2.1 Partendo da diritti specifici e dalle istituzioni e procedure destinati a tutelarli, si possono delineare alcuni principi generali che li sottendono e la cui accettazione e realizzazione ne facilitano il pieno godimento. I principi, che sono trattati nei successivi paragrafi, hanno lo scopo di fornire un ampio quadro di riferimento per le politiche pubbliche all’interno delle quali riteniamo verrebbero promossi tali diritti.

 

UNIVERSALITÀ E INDIVISIBILITÀ DEI DIRITTI

2.2 Sottoscriviamo la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti politici e civili e gli altri strumenti internazionali di tutela dei diritti e delle libertà. Crediamo nell’universalità dei diritti, che devono essere riconosciuti a ciascun individuo in quanto essere umano. Le tradizioni culturali influenzano le modalità con cui una società organizza i rapporti al suo interno, ma nulla tolgono al carattere universale dei diritti, che riguardano in primo luogo i rapporti tra Stato e cittadini e la dignità intrinseca di ciascun individuo o gruppo. Crediamo inoltre che i diritti e le libertà siano indivisibili e che sia errato supporre che alcuni tipi di diritti possano essere soppressi in nome di altri diritti. Gli esseri umani hanno esigenze sociali, culturali ed economiche e aspirazioni che non possono essere frammentate o settoriali, ma che sono al contrario interdipendenti. I diritti civili, politici e culturali non hanno quasi significato se non esistono le risorse economiche che ne permettano l’esercizio ed il godimento. Parimenti, il perseguimento e l’acquisizione del benessere materiale risulta sterile e auto-distruttivo se non sono accompagnati dalle libertà politiche, dall’opportunità di sviluppare ed esprimere la propria personalità e di partecipare al dibattito sia culturale che di altro tipo.

2.3 Malgrado il carattere universale ed indivisibile dei diritti, il godimento e l’importanza di questi ultimi dipendono dal contesto sociale, economico e culturale. I diritti non sono astrazioni, bensì fondamenta astratte su cui far poggiare azioni e politiche. Di conseguenza è necessario superare le formulazioni astratte dei diritti per passare alla loro concretizzazione nel contesto asiatico, esaminando le condizioni in cui vivono determinati gruppi e la cui situazione è caratterizzata da gravi violazioni dei loro diritti. Solo ponendo in relazione i diritti e la loro applicazione con gli aspetti specifici della situazione dell’Asia sarà possibile garantire il godimento di tali diritti. Solo così l’Asia sarà in grado di contribuire al movimento mondiale per la tutela dei diritti.

2.4 La diffusione della povertà, anche in Paesi ad elevato tasso di sviluppo economico, è tra le principali cause di violazione dei diritti. La povertà priva gli individui, le famiglie e le comunità dei loro diritti e favorisce la prostituzione, il lavoro minorile, la schiavitù, la vendita di organi umani e la pratica di mutilazioni fisiche per poter medicare meglio. Non vi può essere una vita dignitosa in mezzo alla povertà. I Paesi dell’Asia devono orientare le loro politiche di sviluppo verso l’eliminazione della povertà, attraverso forme di sviluppo più eque.

 

LA RESPONSABILITÀ DELLA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

2.5 La responsabilità della tutela dei diritti è al tempo stesso internazionale e nazionale. La comunità internazionale ha definito di comune accordo norme ed istituzioni volte a governare l’esercizio dei diritti umani. I popoli dell’Asia sostengono le misure internazionali di tutela dei diritti. La sovranità nazionale non deve essere utilizzata come pretesto per eludere le norme della comunità internazionale o ignorarne le istituzioni. L’affermazione della sovranità nazionale è giustificata unicamente quando uno Stato tutela pienamente i diritti dei suoi cittadini.

2.6 D’altro canto, non è possibile invocare la responsabilità internazionale per castigare o penalizzare in modo selettivo determinati Stati; o per privilegiare una serie di diritti a scapito di altri. Alcune delle cause principali della violazione dei diritti umani derivano dalle disparità esistenti nell’ordine politico ed economico mondiale. La radicale trasformazione e democratizzazione dell’ordine mondiale sono la condizione necessaria per garantire il godimento universale dei diritti umani. L’affermazione dell’universalità e dell’uguaglianza dei diritti ricade sotto la responsabilità della comunità internazionale, affinché sia garantito il benessere sociale ed economico a tutti i popoli del mondo e, di conseguenza, l’obbligo di assicurare una più equa distribuzione delle risorse e delle opportunità in tutto il mondo.

2.7 La responsabilità primaria della promozione dei diritti umani compete agli Stati. I diritti delle nazioni e dei popoli ad un equo sviluppo economico, sociale, politico e culturale non deve essere negato dai processi globali. Gli Stati devono avviare processi politici aperti in cui siano riconosciuti i diritti e doveri dei diversi gruppi sociali si giunga ad un equilibrio tra gli interessi degli individui e quelli della comunità. Governi democratici e responsabili sono condizione imprescindibile per la promozione e la tutela dei diritti.

2.8 I processi di globalizzazione hanno indebolito le capacità proprie della comunità internazionale e dei singoli Stati di promuovere e tutelare i diritti umani, man mano che il potere di intervento sulle politiche e le attività economiche e sociali passa sempre più dalle mani statali a quelle delle grandi società di capitali. Gli Stati diventano sempre più ostaggio dei gruppi finanziari e di altre società economiche e sono costretti ad attuare politiche economiche riduttive e poco lungimiranti, che precipitano molti nella miseria mentre accrescono la ricchezza di pochi. Le grandi società di capitali sono responsabili di numerose violazioni dei diritti, in particolare quelli dei lavoratori, delle donne e delle popolazioni indigene. È necessario rafforzare il regime dei diritti obbligando le imprese a rispondere della loro violazioni.

 

SVILUPPO SOSTENIBILE E TUTELA AMBIENTALE

2.9 Lo sviluppo economico deve essere sostenibile. È necessario proteggere l’ambiente contro la cupidigia e il ladrocinio delle imprese commerciali, affinché il degrado della qualità della vita non sia inversamente proporzionale all’incremento del prodotto nazionale lordo. La tecnologia deve rappresentare per gli esseri umani un fattore di libertà e non di schiavitù. È necessario garantire uno sfruttamento delle risorse naturali che tenga conto dei nostri obblighi nei confronti delle future generazioni. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo solo custodi temporanei delle risorse della natura, né dovremmo cessare di ricordare che tali risorse sono patrimonio di tutta l’umanità e che abbiamo pertanto la responsabilità collettiva di un loro sfruttamento giusto, equo e responsabile.

 

DIRITTI

3.1 Sottoscriviamo tutti i diritti contenuti negli strumenti internazionali, che non è necessario riportare ancora una volta in questa sede. Siamo convinti che sia necessario vedere tali diritti in modo olistico e che i diritti dell’individuo possano essere meglio tutelati attraverso una più ampia formulazione concettuale, che costituisce la base della successiva sezione.

 

DIRITTO ALLA VITA

3.2 Il primo fra tutti i diritti è il diritto alla vita, da cui derivano ulteriori diritti e libertà. Il diritto alla vita non si limita alla mera esistenza fisica o animale, bensì include il diritto a qualsiasi parte del corpo o facoltà attraverso cui si gode della vita. Diritto alla vita significa diritto a vivere nel rispetto della dignità umana, diritto al sostentamento, diritto ad un proprio ambiente di vita e ad una abitazione, diritto all’istruzione, diritto ad un ambiente salutare e a buone condizioni igieniche; altrimenti non è possibile esercitare o godere appieno del diritto alla vita. Lo Stato deve inoltre adottare tutti i provvedimenti possibili per prevenire la mortalità infantile, eliminare la malnutrizione e le epidemie e aumentare l’aspettativa di vita, garantendo un ambiente sano e pulito e strutture mediche preventive e curative adeguate. Esso deve altresì garantire l’istruzione primaria gratuita e obbligatoria.

3.3 Tuttavia, in diverse regioni dell’Asia, la guerra, i conflitti etnici, l’oppressione culturale e religiosa, la corruzione politica, l’inquinamento ambientale, i casi di scomparsa, la tortura, il terrorismo di Stato o privato, la violenza nei confronti delle donne e altri atti di violenza di massa continuano a flagellare l’umanità, causando la perdita di migliaia di vite innocenti.

3.4 Al fine di garantire il diritto alla vita è necessario interdire la propagazione delle guerre o dei conflitti etnici, l’incitazione all’odio e alla violenza in tutte le sfere della vita internazionale, nazionale, sociale o individuale.

3.5 Lo Stato ha la responsabilità di condurre scrupolose indagini sui casi di tortura, scomparsa e decesso in stato di detenzione, le violenze e gli abusi sessuali, consegnando i colpevoli alla giustizia.

3.6 È necessario vietare la privazione arbitraria della vita. Gli Stati dovrebbero adottare provvedimenti volti non solo a prevenire e punire i casi di privazione della vita a seguito di atti criminali e terroristici, ma anche a prevenire i casi di scomparsa arbitraria e di uccisione perpetrati dalle loro stesse forze di sicurezza. La legge deve controllare e ridurre al minimo le circostanze in cui una persona si trovi in condizione di essere privata della propria vita ad opera di funzionari o autorità statali.

3.7 È necessario che tutti gli Stati aboliscano la pena di morte; e dove è in vigore, deve essere imposta solo per i crimini più gravi. Prima che un individuo sia privato della vita per imposizione della pena di morte, è necessario garantire alla persona un’equa udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, e la possibilità di essere rappresentato legalmente da persona di sua scelta, di beneficiare del tempo necessario a preparare la propria difesa, di godere della presunzione di innocenza e del diritto di appellarsi ad un grado giudiziario superiore. L’eventuale esecuzione non deve mai essere condotta o mostrata in pubblico.

 

IL DIRITTO ALLA PACE

4.1 Ogni persona ha diritto a vivere in pace e poter sviluppare pienamente le proprie capacità fisiche, intellettuali, morali e spirituali, senza essere oggetto di alcuna forma di violenza. I popoli dell’Asia hanno sofferto di gravi privazioni e tragedie a causa di guerre e conflitti civili, che hanno provocato molte morti, mutilazioni corporee, dislocamenti interni o verso l’estero, smembramento delle famiglie e, più in generale, la negazione di qualsiasi prospettiva di esistenza pacifica e civile.

In molti Paesi le autorità statali e la società civile sono state fortemente militarizzate: tutto è ottenuto con il ricorso alla forza e i cittadini non sono tutelati in alcun modo da forme di intimidazione o terrore perpetrati da eserciti nazionali o privati.

4.2 Lo Stato dovrebbe adempiere al proprio dovere di fare rispettare la legge e l’ordine riducendo al massimo il ricorso alla forza, in conformità agli standard stabiliti dalla comunità internazionale, tra cui le norme di diritto umanitario. Ogni individuo o gruppo ha diritto ad essere tutelato contro tutte le forme di violenza di Stato, inclusa quella perpetrata dalle sue forze militari e di polizia.

4.3 Il diritto a vivere in pace richiede che le attività politiche, economiche e sociali dello Stato, l’imprenditoria e la società civile rispettino la sicurezza di tutta la popolazione, in particolar modo dei gruppi più vulnerabili. È necessario garantire alla persone la sicurezza dell’ambiente naturale in cui vivono e condizioni sociali, economiche e politiche che permettano loro di soddisfare le loro esigenze e aspirazioni, senza il ricorso all’oppressione, allo sfruttamento, alla violenza e senza negazione quanto essi considerano importante all’interno della loro società.

4.4 Nella lotta contro l’invasione fascista, il colonialismo e il neo colonialismo, i Paesi dell’Asia hanno svolto un ruolo fondamentale nel creare le condizioni per permettere ai loro popoli di vivere in pace. In questa lotta essi hanno giustamente sottolineato l’importanza dell’integrità nazionale e del non intervento da parte dei poteri egemoni. Tuttavia, le esigenze di integrità nazionale o di protezione contro le minacce di dominio straniero non possono essere oggi usate come pretesto per rifiutare alla popolazione il diritto alla sicurezza personale e ad un’esistenza pacifica, cosi come non si può giustificare la soppressione dei diritti dei singoli come scusa per attrarre investimenti stranieri. Allo stesso modo, gli Stati non possono giustificare in alcun modo il rifiuto di informare la comunità internazionale in merito al grado di sicurezza di cui gode il singolo cittadino. Il diritto delle persone a vivere in pace può essere tutelato solo se gli Stati rispondono del loro operato davanti alla comunità internazionale.

4.5 La comunità internazionale di Stati è stata fortemente coinvolta nelle guerre e nei conflitti civili in Asia. Alcuni Paesi stranieri hanno usato determinati gruppi asiatici come loro sostituti per intraprendere guerre e coinvolgere gruppi armati e Governi in conflitti interni, traendo enormi profitti dalla vendita di armi. Per far fronte alle enormi spese sostenute per l’acquisto di armi sono stati sottratti fondi pubblici ai programmi destinati allo sviluppo nazionale o al benessere della popolazione. L’insediamento di basi militari e di altre installazioni (spesso di potenze straniere) ha minacciato la sicurezza fisica e sociale delle popolazioni che vivono nelle vicinanze.

 

IL DIRITTO ALLA DEMOCRAZIA

5.1 Il colonialismo e altri eventi dell’epoca moderna hanno profondamente modificato la natura delle società politiche asiatiche. I sistemi tradizionali di partecipazione pubblica e di assunzione di responsabilità nelle questioni statali, cosi come nel rapporto tra cittadini e governo hanno subito forti alterazioni: i cittadini sono diventati soggetti, mentre le autorità governative si sono fatte più imperanti e potenti. Le leggi coloniali, nonché consuetudini e sistemi amministrativi autoritari sono sopravvissuti all’indipendenza. Lo Stato è diventato fonte di corruzione e di oppressione del popolo.

La democratizzazione e l’umanizzazione dello Stato sono condizioni imprescindibili per il rispetto e la tutela dei diritti.

5.2 Uno Stato che affermi di avere il compito primario di assicurare lo sviluppo e il benessere della popolazione deve dimostrarsi umano, aperto e responsabile. Corollario del rispetto dei diritti umani è un sistema tollerante e pluralista, in cui la popolazione sia libera di esprimere la propria opinione e di cercare di persuadere gli altri e dove i diritti delle minoranze vengono rispettati. La popolazione deve partecipare alla vita pubblica attraverso processi elettorali, decisionali ed esecutivi che siano liberi da discriminazioni di razza, di religione o di genere.

 

IL DIRITTO ALL’IDENTITÀ CULTURALE E ALLA LIBERTÀ DI COSCIENZA

6.1 Il diritto alla vita implica condizioni materiali e morali tali da permettere alla persona di condurre un’esistenza piena e significativa. Il suo significato non è determinato unicamente dal singolo, ma si fonda anche sulla convivenza con altri esseri umani. Le tradizioni dell’Asia sottolineano l’importanza di identità culturali comuni, identità che aiutano gli individui e le comunità a far fronte alle pressioni derivanti dai cambiamenti economici e sociali, che danno significato alla vita in un periodo di rapide trasformazioni e che sono motivo di orgoglio e sicurezza. Così come altrove, in Asia sono presenti numerose comunità vulnerabili, la cui cultura è minacciata o derisa. I popoli e i Governi dell’Asia devono rispettare le culture e le tradizioni delle diverse comunità asiatiche.

6.2 La pluralità delle identità culturali in Asia non si contrappone all’universalità dei diritti dell’uomo, ma costituisce, piuttosto, una varietà di manifestazioni culturali della dignità umana che arricchiscono le norme universali. Al tempo stesso, noi, popoli dell’Asia, dobbiamo eliminare quegli aspetti delle nostre culture che sono in contrasto con i principi universali dei diritti dell’uomo. Dobbiamo andare al di là del concetto tradizionale di famiglia fondato su tradizioni patriarcali in modo da recuperare, in ciascuna delle nostre tradizioni culturali, la varietà di quelle norme familiari che garantiscono i diritti umani delle donne. Dobbiamo avere il coraggio di reinterpretare le nostre convinzioni religiose là dove sostengono l’ineguaglianza tra uomo e donna. Dobbiamo, inoltre, eliminare le discriminazioni basate sulle caste, le origini etniche, la professione, il luogo di provenienza e altri fattori, promovendo al contempo nelle nostre singole culture tutti quei valori che si richiamano alla tolleranza e al sostegno reciproci. Dobbiamo arrestare quelle prassi che sacrificano l’individuo in nome della collettività o del potere rinnovando, così facendo, la nostra solidarietà nazionale e di comunità.

6.3 La libertà di religione e di coscienza è particolarmente importante in Asia, dove la maggior parte della popolazione è profondamente religiosa. La religione è fonte di conforto e consolazione per chi vive in condizione di povertà ed oppressione e molte persone trovano la propria identità primaria proprio nella religione. Tuttavia l’integralismo religioso è anche causa di divisioni e conflitti; la tolleranza religiosa è essenziale per garantire agli altri il diritto di coscienza, incluso il diritto di cambiare il proprio credo.

 

IL DIRITTO ALLO SVILUPPO E ALLA GIUSTIZIA SOCIALE

7.1 Ciascun individuo ha il diritto di veder soddisfatte le esigenze basilari della propria esistenza ed essere tutelato contro gli abusi e lo sfruttamento. Abbiamo tutti diritto all’istruzione e al sapere, al cibo e ad acqua potabile, ad un’abitazione, e a strutture mediche che garantiscano un’esistenza sana.

Tutti gli individui ed i gruppi umani hanno il diritto di condividere i benefici del progresso tecnologico e della crescita economica mondiale.

7.2 Rispetto gli individui, così come per gli Stati, per sviluppo non si intende unicamente sviluppo economico, bensì la piena realizzazione del potenziale della persona. Di conseguenza essa ha il diritto alla libertà artistica e di espressione e a coltivare le proprie capacità spirituali e culturali.

Questo significa avere il diritto di partecipare alla vita dello Stato e della collettività ed implica per gli Stati il diritto di stabilire autonomamente le proprie politiche culturali, sociali ed economiche, liberi da influenze e pressioni egemoni.

 

DIRITTI DEI GRUPPI VULNERABILI

8.1 Gli Stati dell’Asia devono formulare e attuare le loro politiche pubbliche nel quadro generale dei diritti sopra enunciati. Riteniamo di poter così creare condizioni eque ed umane per la vita dei singoli e delle comunità e garantire la giustizia sociale. Tuttavia, vi sono gruppi particolari che, per motivi storici o di altra natura, si trovano in condizioni di debolezza e vulnerabilità e necessitano quindi di particolari forme di protezione per poter godere in modo effettivo e paritario dei loro diritti umani. Si parla spesso della situazione di diversi gruppi che versano in tale stato, ma riconosciamo che vi sono altri gruppi che subiscono discriminazioni e oppressioni, come coloro che, a causa di conflitti civili, di politiche governative o di difficoltà economiche, sono costretti ad abbandonare le loro abitazioni per cercare rifugio altrove, all’interno del Paese o in terra straniera. I nostri Stati e le nostre società sono diventati meno tolleranti nei confronti delle minoranze e delle popolazioni indigene, che spesso subiscono violazioni dei loro diritti fondamentali. In molte delle nostre società discriminano ancora uomini e donne omosessuali, rifiutando la loro identità e causando angoscia e sofferenza. Diversi gruppi economici, quali le comunità dedite all’agricoltura e alla pesca, soffrono di gravi privazioni e vivono costantemente nel timore che proprietari terrieri ed imprese capitaliste minaccino la loro sopravvivenza. Tutti questi gruppi meritano particolare attenzione e lanciamo un appello agli Stati e alle comunità affinché diano massima priorità al miglioramento delle loro condizioni economiche e sociali.

 

LE DONNE

9.1 Nella maggior parte delle società asiatiche le donne sono vittime di discriminazione e oppressione, derivanti da motivazioni storiche o legate all’organizzazione dei sistemi socioeconomici contemporanei.

9.2 Il patriarcato ha radici sistemiche e la sua struttura prevale in tutte le istituzioni, gli atteggiamenti, le norme sociali e le leggi consuetudinarie, le religioni ed i valori su cui poggiano le società asiatiche, attraversando i confini tra le classi, le culture, le caste e le etnie. L’oppressione assume svariate forme, ma si manifesta soprattutto come schiavitù sessuale, violenza domestica, tratta e abuso sessuale. Le donne sono oggetto di discriminazione nella sfera pubblica come in quella privata. Il crescente grado di militarizzazione di molte società asiatiche ha portato all’aumento degli atti di violenza contro le donne in situazioni di conflitto armato, incluso lo stupro di massa, il lavoro forzato, il razzismo, i rapimenti e l’allontanamento dalle loro abitazioni. Poiché alle donne vittime dei conflitti armati vengono spesso rifiutata la possibilità di ottenere giustizia, la riabilitazione, compensi o indennizzo per i crimini di guerra subiti, è importante sottolineare che lo stupro sistematico è un crimine di guerra nonché un crimine contro l’umanità.

9.3 Per porre fine alla discriminazione contro le donne nel mondo del lavoro e garantire loro il diritto ad un’occupazione, è necessario riconoscere alle donne il diritto alle opportunità di occupazione, alla libera scelta della professione, alla sicurezza del posto di lavoro, alla parità di remunerazione, ad un compenso per il lavoro domestico, alla protezione della salute e a condizioni di lavoro sicure, specialmente per quanto attiene alla tutela della funzione riproduttiva, e a misure di particolare protezione durante la gravidanza rispetto ad attività lavorative potenzialmente dannose.

È necessario riconoscere alle donne il pieno diritto al controllo della loro salute riproduttiva e sessuale, libertà dalla discriminazione o coercizione e accesso all’informazione riguardante la medicina della sfera sessuale e riproduttiva e le tecnologie per una procreazione sicura.

9.4 Esistono poche norme giuridiche che tutelino le donne contro le violazioni dei loro diritti in ambiente domestico e patriarcale. Solo raramente i loro diritti pubblici sono rispettati nel diritto pubblico. È necessario adottare delle azioni positive per garantire una piena ed equa partecipazione delle donne alla vita pubblica e politica della società. Occorre operare per un significativo aumento della presenza delle donne nelle istituzioni statali così come nei settori economico, agricolo e della proprietà terriera, adottando azioni positive in tal senso. Il riconoscimento di un maggiore potere politico, sociale ed economico alle donne è fondamentale per la difesa dei loro diritti nelle leggi.

I MINORI

10.1 Come nel caso delle donne, l’oppressione dei bambini assume svariate forme, tra cui le più diffuse sono il lavoro minorile, la schiavitù sessuale, la pedopornografia, la vendita e il traffico dei minori, la prostituzione, la vendita di organi, l’arruolamento nel narcotraffico, l’abuso psicologico, sessuale e fisico dei bambini all’interno dei nuclei familiari, la discriminazione contro bambini affetti da HIV/AIDS, la conversione religiose forzata, l’allontanamento, con o senza le loro famiglie, dalle loro abitazioni a causa di conflitti armati; la discriminazione e il degrado ambientale.

Un numero crescente di bambini è costretto a vivere nelle strade delle città asiatiche, privo del supporto economico e sociale delle famiglie e delle comunità.

10.2 La diffusione della povertà, il mancato accesso alle strutture educative e la dislocazione sociale nelle aree rurali sono tra le principali cause della tendenza ad un aumento del grado di vulnerabilità dei bambini. Vi è un enorme sviluppo di forme di sfruttamento ed abuso già da lungo tempo praticati, quali il lavoro vincolato o l’uso dei bambini per la questua o la gratificazione sessuale. In alcuni Paesi asiatici, l’infanticidio femminile dovuto a preferenze di genere, di origine patriarcale, e la mutilazione genitale femminile sono pratiche diffuse.

10.3 Paesi dell’Asia si sono tristemente dimostrati incapaci di avere cura dei minori e fornire loro anche solo i più elementari mezzi di sussistenza o di alloggio. Ci rivolgiamo agli Stati dell’Asia affinché ratifichino e diano attuazione alla Convenzione dei diritti del fanciullo. Ci rivolgiamo inoltre alle comunità chiedendo che si assumano la responsabilità di monitorare le violazioni dei diritti dei bambini ed esercitino pressioni perché la Convenzione delle Nazioni Unite sia attuata nei modi più appropriati a seconda contesti sociali specifici in cui vivono.

 

LE PERSONE CON ABILITÀ DIVERSE

11.1 In passato le società asiatiche si prendevano cura di quanti avevano handicap fisici e mentali, ma oggi, pressati da nuove forme di organizzazione economica, le nostre strutture e valori collettivi si dimostrano sempre meno tolleranti nei confronti di queste persone, che subiscono enormi discriminazioni nell’accesso all’istruzione, al lavoro e agli alloggi. Non sono in grado di godere di molti dei loro diritti umani, a causa di pregiudizi nei loro confronti e all’assenza di provvedimenti volti a soddisfare le loro particolari esigenze. Le loro notevoli abilità non sono riconosciute in modo adeguato e sono costrette a svolgere lavori mal retribuiti, con limitate prospettive di carriera. Queste persone hanno diritto a provvedimenti che consentano loro di vivere dignitosamente, nella sicurezza e nel rispetto, e che offrano loro l’opportunità di realizzare appieno il loro potenziale.

11.2 L’esigenza di garantire a tali persone il pieno rispetto dei loro diritti umani è evidente nel modo del tutto negativo in cui gli Stati asiatici trattano chi è affetto da HIV o AIDS, che diventa vittima di gravi discriminazioni. Una società civile e rispettosa dei diritti umani dovrebbe riconoscere loro il diritto di vivere e morire dignitosamente e garantire il diritto a cure mediche adeguate e alla tutela contro il pregiudizio, la discriminazione o la persecuzione.

 

I LAVORATORI

12.1 Il rapido processo di industrializzazione delle società asiatiche ha minato le forme tradizionali di economia di sussistenza e ha distrutto la possibilità di sopravvivenza di vaste fasce della popolazione rurale. Insieme ad altri gruppi, essi sono sempre più costretti a lavori salariati, spesso nel settore industriale, in condizioni degradanti. Alla maggior parte dei lavoratori non è riconosciuta alcuna forma di protezione contro leggi del lavoro inique e a molti è negato il diritto fondamentale a fondare sindacati e alla contrattazione collettiva. Le remunerazioni sono fortemente inadeguate e le condizioni di lavoro sono spesso pericolose e opprimenti. La globalizzazione aumenta ulteriormente la pressione sui lavoratori, poiché molti Stati dell’Asia cercano di ridurre i costi di produzione, agendo spesso in collusione con le grandi società di capitali straniere e le istituzioni finanziarie internazionali.

12.2 Una categoria di lavoratori particolarmente vulnerabile è quella degli emigranti che, separati dalle proprie famiglie, sono sfruttati in Paesi stranieri di cui non conoscono le leggi e alle quali hanno timore di appellarsi. Spesso non si vedono riconosciuti gli stessi diritti e le stesse condizioni di cui godono i lavoratori locali. Gli immigrati lavorano duramente senza avere accesso ad un alloggio adeguato, all’assistenza sanitaria o alla tutela giuridica; in molti casi sono vittime di razzismo e xenofobia, mentre i collaboratori domestici subiscono umiliazioni e, talvolta, abusi sessuali.

 

GLI STUDENTI

13.1 Gli studenti in Asia hanno lottato contro il colonialismo e a favore della democratizzazione e della giustizia sociale. A causa del loro intrepido impegno nella lotta per la trasformazione sociale, essi hanno spesso subito violenze e oppressioni da parte dello Stato; e continuano ad essere degli obiettivi primari delle operazioni di repressione delle rivolte, così come di operazioni e disposizioni di sicurezza interna. Agli studenti è spesso negato il diritto alla libertà accademica, alla libertà di espressione e di associazione.

 

PRIGIONIERI E DETENUTI POLITICI

14.1 In pochi campi si assiste a massicce violazioni delle norme accettate a livello internazionale come in quello dei prigionieri e detenuti politici.

14.2 Arresti arbitrari, detenzione, reclusione, maltrattamento, tortura e punizioni inumane e crudeli sono fenomeni comuni in molte parti dell’Asia. I detenuti ed i prigionieri sono spesso costretti a vivere in pessime condizioni igieniche, privati di nutrizione e assistenza medica adeguate; ad essi viene negato il contatto ed il sostegno delle loro famiglie. Diversi tipi di prigionieri sono spesso riuniti in un’unica cella, dove uomini, donne e bambini vivono uno accanto all’altro. Le celle delle prigioni sono normalmente sovraffollate. Il decesso in stato di detenzione è frequente e spesso ai prigionieri è negato l’accesso ad avvocati e il diritto a processi rapidi ed equi.

14.3 I Governi asiatici spesso ricorrono al potere esecutivo della detenzione senza processo, appellandosi alla legislazione sulla sicurezza nazionale per arrestare e detenere gli oppositori politici e va rilevato che, in molti Paesi asiatici, la libertà di pensiero, di religione e di coscienza è stata limitata da provvedimenti amministrativi sulla libertà di espressione e di associazione.

IL RISPETTO DEI DIRITTI

15.1 I testi costituzionali di numerosi Stati asiatici contengono garanzie per il rispetto dei diritti umani, e molti di essi hanno ratificato strumenti internazionali in materia. Tuttavia, esiste ancora un forte divario tra i diritti sanciti da tali documenti e la vile realtà, che nega alla popolazione i suoi diritti. Gli Stati dell’Asia devono avviare azioni urgenti per garantire a cittadini e a residenti il rispetto dei diritti umani.

 

PRINCIPI DI ATTUAZIONE

15.2 Riteniamo che i sistemi di tutela dei diritti umani debbano essere fondati sui principi di seguito esposti.

  1. 2a I diritti umani sono violati dagli Stati, dalla società civile e dalle grandi società di capitali. È necessario estendere la tutela giuridica dei diritti contro le violazioni perpetrate da tutti questi soggetti ed occorre altresì intervenire affinché essi modifichino il proprio comportamento consolidando i loro fondamenti e valori etici e inculcando un senso di responsabilità nei confronti delle persone svantaggiate e oppresse.

15.2b Tutti i gruppi sociali sono chiamati a promuovere ed attuare i diritti umani, sebbene la responsabilità primaria appartenga allo Stato. Infatti il godimento di diversi diritti, soprattutto di carattere sociale ed economico presuppone da parte dei Governi un ruolo positivo e propositivo. Le organizzazioni non governative possono avere una funzione chiara e legittima nell’opera di sensibilizzazione in materia di diritti umani, nella formulazione di standard e nel garantire il rispetto degli stessi da parte di Governi e altri soggetti coinvolti. A certe categorie professionali, quali gli avvocati ed i medici, spettano responsabilità particolari, derivanti dalla natura del loro lavoro, nella promozione del rispetto dei diritti e la prevenzione degli abusi di potere.

15.2c Poiché i diritti sono gravemente violati in situazioni di lotta civile e rafforzati in condizioni di pace, è dovere dello Stato e di altre organizzazioni trovare il modo per risolvere pacificamente i conflitti etnici e sociali e promuovere la tolleranza e l’armonia. Per gli stessi motivi, nessuno Stato dovrebbe cercare di prevaricare su altri Paesi e tutti dovrebbero impegnarsi per una risoluzione pacifica delle loro controversie.

15.2d I diritti vengono rafforzati là dove esistono pratiche democratiche e consensuali ed e quindi responsabilità di tutti gli Stati, e delle altre organizzazioni, promuovere le suddette pratiche nel proprio funzionamento e nelle relazioni con soggetti terzi.

15.2e In Asia, molti individui o gruppi non sono in grado di esercitare i loro diritti a causa di consuetudini e prassi sociali oppressive e restrittive, basate in particolare sulle distinzioni tra caste, sessi e religioni. Per garantire la tutela dei diritti è quindi necessaria una riforma immediata di tali consuetudini e prassi e la garanzia che le riforme siano attuate con vigore e determinazione.

15.2f Per la promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà occorre una società civile forte e comprensiva, in grado di garantire il rispetto dei diritti al suo interno e di esercitare un controllo adeguato sulle istituzioni statali. La libertà di espressione e di associazione sono necessarie per la costituzione ed il funzionamento delle istituzioni della società civile.

15.2g È necessario arrestare le forme di sfruttamento attuate dalle grandi società di capitali e garantire che esse non violino i diritti dei lavoratori, dei consumatori e del pubblico.

 

RAFFORZARE IL QUADRO DI RIFERIMENTO DEI DIRITTI

15.3a È essenziale garantire un adeguato quadro giuridico per il rispetto dei diritti. Tutti gli Stati sono chiamati ad includere nelle proprie Costituzioni garanzie per il rispetto dei diritti, che devono essere protetti costituzionalmente contro l’erosione da eventuali interventi legislativi. Gli Stati devono inoltre ratificare gli strumenti internazionali in materia di diritti umani e riesaminare la legislazione e le procedure amministrative nazionali, raffrontandole con gli standard nazionali e internazionali, al fine di abrogare qualsiasi disposizione che risultino contrarie agli standard, con particolare riferimento alla legislazione ereditata dal periodo coloniale.

15.3b È necessario promuovere la conoscenza e la coscienza dei diritti, presso l’opinione pubblica e nelle istituzioni della società civile dello Stato. Occorre inoltre promuovere la consapevolezza dell’esistenza di un regime nazionale ed internazionale dei diritti; gli individui e i gruppi dovrebbero comprendere il funzionamento delle procedure giuridiche e amministrative di cui dispongono per garantire i propri diritti e prevenire gli abusi di potere. Bisogna incoraggiare le organizzazioni non governative a conoscere meglio ed utilizzare i meccanismi, sia nazionali sia internazionali, di monitoraggio e controllo del rispetto dei diritti umani. È necessario diffondere pubblicamente, a livello nazionale e in tutta la regione asiatica, le sentenze emanate dalle autorità giudiziarie ed amministrative a tutela dei diritti umani. I Governi, le organizzazioni non governative e le istituzioni d’istruzione devono cooperare per la diffusione delle informazi.oni sull’importanza e i contenuti dei diritti umani.

15.3c Si registrano numerose violazioni dei diritti a danno di persone in stato di detenzione e a causa di altre attività delle forze di sicurezza. A volte tali violazioni sono perpetrate perché le forze di sicurezza non rispettano i limiti del loro potere o non si rendono conto che l’ordine in base al quale agiscono è illegale. È necessario garantire ai membri della polizia, delle forze armate e dei servizi penitenziari un’adeguata formazione sulle norme in materia di diritti umani.

 

I MECCANISMI PER L’ATTUAZIONE DEI DIRITTI

15.4a Il sistema giudiziario è uno dei principali strumenti per la tutela dei diritti. Esso ha la facoltà di ricevere denunce di violazione dei diritti, udire testimonianze, prevedere rimedi per le violazioni subite, incluse delle pene a carico dei trasgressori. Il potere giudiziario può svolgere le proprie funzioni solo se il sistema giuridico è forte e ben organizzato. I magistrati devono essere competenti, esperti e impegnati a favore dei diritti umani, della dignità e della giustizia. Devono essere indipendenti dal potere legislativo ed esecutivo ed essere nominati da una commissione dei servizi giuridici incaricata della loro nomina; loro mandato sarà tutelato da specifiche norme costituzionali. Le istituzioni giudiziarie devono riflettere equamente le caratteristiche dei diversi gruppi presenti nella popolazione, per religione, regione, sesso e classe sociale. Ciò significa che è necessario procedere ad una ristrutturazione del sistema giudiziario e delle strutture investigative.

Lo Stato deve agire con determinazione per far sì che certe posizioni del sistema giudiziario siano ricoperte da un maggiore numero di donne, di appartenenti alle classi meno privilegiate e di paria della società, affrancandoli dalla loro posizione svantaggiata e garantendo loro la formazione necessaria. Solo così sarà possibile aumentare la fiducia dei gruppi più deboli, i cui diritti umani sono comunemente ignorati nelle società tradizionali dell’Asia.

15.4b La professione forense deve essere indipendente. È necessario garantire assistenza legale a quanti non sono in grado di accedere ai servizi prestati dagli avvocati e ai tribunali per tutelare i propri diritti. È necessario modificare le disposizioni che restringono indebitamente l’accesso ai tribunali in modo da garantire un accesso più ampio. Le organizzazioni sociali e di assistenza devono essere autorizzate a condurre azioni legali per conto degli individui e dei gruppi che non sono in condizione di adire i tribunali.

15.4c Tutti gli Stati devono costituire Commissioni per i Diritti Umani e istituzioni specializzate nella protezione dei diritti, in particolare dei soggetti più vulnerabili, che possano fornire a quanti abbiano subito violazioni dei diritti umani un adeguato accesso alla giustizia, in modo semplice e poco oneroso, integrando il ruolo delle autorità giudiziarie. Tali organi presentano particolari vantaggi: possono contribuire a fissare degli standard per l’attuazione delle normative in materia di diritti umani, diffondere informazioni sui diritti umani, condurre indagini su presunte violazioni, promuovere la conciliazione e la mediazione e adoperarsi per il rispetto dei diritti umani tramite strumenti giudiziari e amministrativi. Essi possono agire di propria iniziativa o a seguito di una denuncia presentata da singoli cittadini.

15.4d Le istituzioni della società civile possono contribuire all’attuazione dei diritti, promovendo la creazione di Tribunali del Popolo, in grado di sensibilizzare la coscienza dei Governi e dell’opinione pubblica. La costituzione di tali tribunali evidenzia il fatto che la responsabilità della tutela dei diritti è ampia e non spetta unicamente alle autorità statali. Poiché non sono limitati da norme giuridiche nella loro costituzione, questi Tribunali possono aiutare a rivelare i fondamenti spirituali e morali dei diritti umani.

 

ISTITUZIONI REGIONALI PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

16.1 La tutela dei diritti umani deve essere garantita a tutti livelli: locale, nazionale, regionale ed internazionale; le istituzioni a ciascun livello presentano vantaggi e competenze specifiche. La responsabilità primaria per la tutela dei diritti è dello Stato ed è quindi necessario accordare priorità al rafforzamento della capacità dello Stato di adempiere ai propri obblighi.

16.2 Gli Stati asiatici devono istituire organi regionali o sub-regionali per la promozione e la protezione dei diritti. Occorrerebbe redigere una Convenzione interstatale dei diritti umani, da stilare in forum regionali, con la collaborazione di organizzazioni non governative, nazionali e regionali. Tale Convenzione deve tener conto delle realtà dell’Asia, in particolare per quanto concerne gli impedimenti al godimento dei diritti, attenendosi al tempo stesso alle normative e agli standard vigenti a livello internazionale. Essa dovrà riguardare anche le violazioni dei diritti perpetrate da gruppi e società di capitali, oltre che da istituzioni statali. Deve essere altresì istituita una commissione o tribunale indipendente per l’applicazione della Convenzione. L’accesso a tale commissione o tribunale dovrà essere aperto alle organizzazioni non governative e alle altre organizzazioni di carattere sociale.

[1] Testo tratto da www.peacelink.it.